Questo sito contribuisce alla audience di 
QUI quotidiano online.  
Percorso semplificato Aggiornato alle 07:00 METEO:CASTELNUOVO DI GARFAGNANA16°26°  QuiNews.net
Qui News garfagnana, Cronaca, Sport, Notizie Locali garfagnana
Domenica 24 Maggio 2026

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Confessioni del pappagallo

di Marco Celati - Domenica 24 Maggio 2026 ore 08:00

Genesi. In principio era nascere. Ed essere uguali, liberi, fratelli. Meglio senza spargimento di sangue, semmai con il suo mescolarsi per l’amore e la progenie. Quando non sto molto bene, mi “consolo” -si fa per dire- con le cattive notizie del mondo. Le ascolto, le vedo e penso, c’è di peggio e, se non m’incazzo, mi “riprendo”. Sempre per dire. Ma più spesso m’incazzo e nemmeno mi riprendo. Del resto, che senso di fallimento dà la vita! Non vedo che ruderi, incompiute, cose perse, persone andate. Ricordi che assediano la memoria. Una serie di imprudenze negligenti o coraggiose. È come una casa nella penombra: a volte offre riposo, altre tristezza. È così: la vita si paga tutta e non c’è neanche il resto. Restano i cari e gli amori, i debiti e la bigiotteria. Restiamo con i principi: ci sarà chi supererà il presente, riprenderà la storia e pure il futuro. E speriamo meglio. A volte è dalle sconfitte che si impara, più che dalle vittorie. E anzi, bisognerebbe fare i conti con i fallimenti per capire chi siamo e cosa fare della vita. Perché vivere del ricordo e della “gloria” di sé stessi, prendersi sul serio, è il più grande dei fallimenti. Il peggiore. Bisognerebbe farlo, ma ormai siamo troppo vecchi per crescere”.

Fraintendimenti. Babbo, te avevi quel pappagallo rosso? Sì, ma non rosso, bianco. No, non quello: quello per stringere o allentare tubi, ti ricordi? Ah, non per pisciare? Lo cerco. La testa, lo ammetto, non è più di stagione, se mai una stagione c’è stata, e il cervello è perso tra le nuvole, insieme al pappagallo. A volte, nel dormiveglia non so più dove sono: mi sembra di stare in qualcuna delle case che ho abitato o forse non distinguo bene quando sogno o son desto. Poi parlo da me, e nemmeno sempre mi capisco. Molte cose si fraintendono o non si intendono e allora preferisci più scrivere che vivere, pur facendo male sia l’uno che l’altro. Scrivi per vivere per sempre e hai un cuore da morire domani.

Carta dIdentità Elettronica. Siamo un paese informatizzato e avanzato. Anche nel senso che s’ha tempo d’avanzo. Un mese per prenotarla e uno per riceverla. Ufficio anagrafe: moduli e impronte digitali. Siamo tutti schedati. Arriverà per posta. Quando arriva sono a togliermi il sangue -non tutto- al Centro prelievi di Via Colombo, Fuordelponte, che se lo chiudono m’incazzo come per le cose del mondo. Il postino mi ha lasciato nella cassetta postale un avviso spiegazzato di mancato recapito. Un cedolino su cui sono scritte, in caratteri da occhiali per presbiti, diverse cose fra cui di telefonare al numero verde per accorciare i tempi del ritiro alle “Poste e Telegrafi”. Telefono -a pagamento- e mi rispondono: fra due giorni lavorativi dalla data del ricevimento, vada il 6. Vado il 6. All’ufficio postale l’impiegata mi dice: non c’è, mi dispiace. Protesto educatamente. Protesti con il numero verde, mi fa, e torni l’8. Torno l’8: signore, la sua posta ancora non c’è e nemmeno la collega che ha sbagliato a dirle il giorno, venga domani. È sicuro? Chiedo. Niente è sicuro a questo mondo, risponde. Postelegrafonici e pure filosofi! Protesto maleducatamente, ma rassegnato e tuttavia inguaribilmente speranzoso delle sorti risolutive del domani. Insomma tre viaggi alle poste, ma finalmente ho la CIE, la carta d’identità elettronica, e mi sono garantito il futuro. A casa due ore per abilitarla. Tentativi, moccoli, poi ci riesco ed entro nel fascicolo sanitario per consultare i referti delle analisi. Non so se ci sono riuscito per le istruzioni o per il caso. Ma forse anche l’intelligenza artificiale ha un cuore -seppur altrettanto artificiale e chissà se a sinistra- e s’è mossa ad artificiale compassione: basta, lasciamolo entrare questo vecchio rincoglionito, tanto fra poco gli richiediamo la password che sicuramente si sarà dimenticato.

La vena e il piano di Marshall. Ritrovandomi affetto da persistenti fibrillazioni atriali, nonostante numerosi interventi al cuore, dopo un anno di lista d’attesa mi hanno finalmente praticato l’ablazione cardiaca. Al CNR di Pisa. Un’operazione routinaria: bruciano con “scossette” elettriche delle “venuzze” polmonari intorno al cuore. Tre ore d’intervento, altre tre per svegliarmi, dopodiché ho dato il meglio, santiando, imprecando ed offendendo tutto il corpo medico dell’ospedale, ancorché bravissimi. Nonostante me, l’intervento è riuscito. Il cuore “ablato” si è regolarizzato e speriamo che duri, almeno finché dura. Avevo dato l’assenso ad una sperimentazione e così mi hanno anche “alcolizzato” la vena di Marshall. Una cosa all’avanguardia che m’inorgoglisce: ho donato il mio cuore alla scienza! E m’intenerisce. Mi ricorda un amico, santo bevitore, e la sagra del “Polpo bria’o” di Caletta, quando ancora andavamo al mare, io e te, e ci volevamo bene. Che poi ancora ce ne vogliano, a modo nostro. E mi fa venire in mente Me sombriacato”, una canzone di Mannarino, che l’intelligenza artificiale e poco musicale continua a correggermi in “Mandarino”. E il rincoglionito sarei io! Appartenevo alla “Compagnia dei Vendemmiatori”, nel senso che andavamo per compagnia e vendemmie e in fondo anche noi eravamo “alcolizzatori”. E mica solo della vena di Marshall!

La vena di Marshall, o vena obliqua dell'atrio sinistro, è un piccolo vaso venoso situato sulla parete posteriore del cuore, residuo embrionale della vena cava superiore sinistra. E poi dicono che la sinistra non c’è! Durante lo sviluppo fetale, questa vena si atrofizza e si oblitera -come il biglietto del treno- trasformandosi in un cordone fibroso adiacente a cellule con attività elettrica, spesso anomala. Persiste solo per pochi adulti sfortunati, volenterosi e sinistrorsi. Viene definita "vena di Marshall" o vena cava superiore sinistra persistente. Nell'elettrofisiologia moderna è considerata un importante “snodo” per il circuito elettrico del cuore. Applicando il protocollo detto “Marshall Plan”, la sua alcolizzazione, cioè l’ablazione chimica con etanolo -che poi sarebbe alcol puro- viene praticata per trattare la fibrillazione atriale, specialmente quella persistente, migliorando la stabilità del ritmo cardiaco. Deve il suo nome al medico inglese John Marshall, che campò dal 1818 al 1891 e la descrisse per la prima volta. Da non confondere con George Marshall, Segretario di Stato americano, che nel 1947 propose il programma di aiuti per il sostegno economico degli USA all'Europa devastata dalla seconda guerra mondiale, noto appunto come “Piano Marshall”. Il piano divenne sinonimo del grande sforzo americano per "ricostruire l'Europa" e, in proposito, ricorda molto la politica attuale del presidente Donald Trump. Perché anche il Piano Marshall è stato alcolizzato dal tempo e conviene tirare un respiro di sollievo e prenderne atto. Lo dico più correttamente: converrebbe che noi europei tirassimo il fiato e ne prendessimo atto.

Confesso che sono uno strenuo difensore dell’autonomia dell’Europa, come della lingua italiana, della virgola, delle virgolette, del corsivo, del punto, dei due punti. Meno del punto e virgola, superfluo e pretenzioso. Più dell’interrogativo che ha la grazia del dubbio, che dell’esclamativo, troppo enfatico. E difendo il congiuntivo, che non sempre uso. Soprattutto il condizionale che sarebbe d’obbligo, oggi come oggi, per la concordanza dei tempi così poco concordanti. Dissipatio, deprecatio o consecutio temporum? Tempi duri, per il cinghiale classico.

Marco Celati

Pontedera, 24 Maggio 2026

_______________________

Siamo troppo vecchi per crescere”, citazione dal film Le città di pianura” di Francesco Sossai.

“Tempi duri per il cinghiale classico”, o “cignale”, citazione dal glossario lessicale del Bar la Posta.

Me so mbriacato” di Alessandro Mannarino, dalla raccolta “Bar della Rabbia”.

https://youtu.be/moLwYtu31ZQ?is=m9R8KVFpHeg3pkUS

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati