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sabato 14 dicembre 2019

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Il focolare

di Marco Celati - martedì 19 novembre 2019 ore 13:11

Vorrei avere un focolare. Il camino acceso, il fuoco che crepita piano, la fiamma ipnotica che si alza e si abbassa, morde il legno, lentamente lo brucia. E noi lì davanti, nel caldo buono: la mia compagna, i nostri cari, poche persone in tutto. Si sta lì. Qualcuno a turno si alza, aggiunge legna, un ciocco, ravviva il fuoco. Parlano piano, io sto zitto, ma ascolto. È così da quando mi ha preso l’afasia. Ridono, sorridiamo tutti, uno intona una vecchia canzone, gli andiamo dietro. Poi basta, si sta un po’ in silenzio, a pensare. Se fuori piovesse forte, sarebbe inevitabile parlare del tempo, del clima. La pioggia scroscia sul tetto e dai vetri si vede venire giù, lavare la mente e la terra. La vita divora gli uomini, gli uomini divorano la natura. La natura divora noi e la vita. Ma noi oggi, sentirsi al sicuro. Non si sa chi ha proposto un gioco di carte. Giochiamo. Non tutti, qualcuno resta a curare il camino, gira i tizzoni, toglie la brace, legge un libro. Forse un giallo che parla di mostri o il romanzo di un brutto futuro. Anch’io gioco e mi prendono in giro perché indugio troppo, non sono capace, faccio un poco l’offeso e ci si scherza su.

Vorrei che tutto fosse finito e restasse la vita che resta per noi. Fuori il vento muove gli alberi, a tratti li scuote, se ne sente il sibilo, il fruscio. Vorrei che sulla casa scendesse la sera e si accendessero le luci. Qualcuno comincia a preparare la cena. Do una mano ad apparecchiare. Tovaglia, piatti, posate, bicchieri, tovaglioli di carta. Non so cucinare, non mi interessa. Però sono grato del cibo. Ci sono anche dolci che qualcuno ha portato. Prelibatezze da elogiare. Intorno alla tavola si sferruzza il mangiare nei piatti, il vassoio e la bottiglia passano a richiesta, tintinnano i bicchieri e si è allegri. A tavola s’ingrassa, ma, dice, non s’invecchia. Perché se il tempo si dilatasse così, sarebbe piacevole. Restasse un po’ fermo intorno a noi, come una foto istantanea che continua a ingannarci, ritratti in posa per sempre, che sorridiamo e leviamo i bicchieri e beviamo. E il vino scioglie la voce ed il canto.

Non saprei se è qualche festa comandata o un compleanno. Non ha importanza in fondo. È che stiamo lì insieme, senza darci fastidio l’un l’altro, come si fa con gli amici, fino a quando si hanno. E anche se il tempo sa essere grigio e non ci aiuta, fare festa di un giorno piovorno. Pensare per un momento che quello che conta è questo camino, questo fuoco e le persone che vi stanno dintorno. Che ci sarà concesso di vivere ancora. Al di là dei nostri meriti, per il nostro bisogno di esistere. Avere il giusto orrore di se’ senza vergognarsene troppo. Pensare se stessi, senza precludere gli altri, prossimi o lontani e diversi. Ma ora starsene qui nella casa su cui è calata la notte, come in un faro che fende il buio, con un fuoco che fa luce e che scalda. Poi ce ne andremo, quando sarà tardi, alla fine del giorno e della notte. Chi di qua, chi di là per la discesa. Del focolare resterà brace spenta. Cenere. Oltre la fiamma il fuoco non dura.

Pontedera, Novembre 2019 

Marco Celati

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