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Sabato 05 Settembre 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

I trucchi fraudolenti dei fondi del mercato finanziario

di Adolfo Santoro - Sabato 05 Settembre 2026 ore 08:00

Alessandro Volpi

Vi propongo un riassunto sintetico del pensiero del professore dell’Università di Pisa Alessandro Volpi, già Sindaco di Massa, su alcuni aspetti del livello etico della finanza e belle banche.

È evidente che per la maggioranza che ci governa, e forse non solo per quella, c’è una priorità assoluta che è diventata la spesa militare. A settembre verrà portato in Parlamento uno scostamento di bilancio rispetto alla previsione del 2025 per il 2026, che era di 22 miliardi, parte dei quali erano destinati alle spese militari, che sono diventate una voce importante di questa spesa. Lo scostamento, preannunciato dal Ministro della Difesa Crosetto, è di 21 miliardi, cioè quasi quanto la legge di bilancio. Questi 21 miliardi corrispondono all’1,5% del PIL, di cui lo 0,9% - cioè il 60% - è destinato alla Difesa, mentre il restante 0,6% è destinato dalla manovra sulle accise mobili, anch’esso legato, se pur indirettamente, alle spese militari. Questo scostamento di bilancio non porta niente nelle tasche degli italiani, nonostante le evidenti difficoltà della popolazione sia nell’acquisto di beni di prima necessità – dovuto ai rincari e all’inflazione -, sia nella sanità, sia nel costo dell’energia, sia nella manutenzione del territorio. A ciò si aggiunga il fatto che la spesa militare avverrà a debito, perché mancano le coperture del bilancio, il che porta a dover pagare il prossimo anno quasi 100 miliardi di interesse, senza che nessun soldo vada nel bene comune, in un’Italia in cui la produzione industriale è diminuita, così come la produzione agricola, gravata dalla siccità e dall’assenza di fertilizzanti!

Poiché il Governo non ha raggiunto, lo scorso anno, lo scopo di abbassare il rapporto deficit/PIL al di sotto del 3% - e non lo raggiungerà, come stanno i fatti, neanche quest’anno – il computo delle armi aggraverà il debito pubblico italiano, già di per sé insostenibile.

Stiamo assistendo a una fortissima finanziarizzazione del riarmo. Il 14 marzo 2025 è stato fatto il ReArm-Europe: è stato imposto un debito di 800 miliardi perché veniva propagandato come imminente l’attacco della Russia e dei suoi alleati –Bielorussia, Iran e Cina – contro l’Europa tutta. Questo meccanismo di allarmismo ha partorito un effetto: l’impennata folle del rendimento dei titoli finanziari che si occupano di riarmo europee e, soprattutto, americane.

Il mercato finanziario globale attuale è, infatti, strutturato in modo che esso sia tirato dai titoli che volano di più. Fino a poco tempo fa erano i titoli tecnologici, come quelli dell’Intelligenza Artificiale (IA), a tirare il mercato, ma questa priorità è stata messa in crisi dalla possibile bolla finanziaria dell’IA, per cui la paura della Russia si è prestata molto bene ad attivare il traino del Riarmo in ragione della sua forza evocativa sull’insicurezza, che anima il modo di essere dell’uomo. La promessa di spesa pubblica per il Riarmo ha fatto dunque salire il valore delle azioni delle Aziende militari.

E qui sorge il problema! Qualsiasi Azienda contemporanea non è più sostenibile in base a finanziatori privati, ma deve drenare i nostri risparmi. Poiché i tre quarti degli italiani sono contrari al fatto che i loro risparmi vadano a finanziare le spese militari, gli operatori finanziari e le Banche ricorrono a due trucchi nel proporre titoli etici, mascherati dal bollino ESG (Environmental, Social, Governance, cioè Ambiente, Sociale, Gestione).

Il primo trucco si basa su questo ragionamento: se si propaganda che è imminente il pericolo di un attacco russo, allora diventa etica la costruzione di droni o di carri armati, ovviamente millantata come a fini difensivi: i droni militari servirebbero, infatti, a difendere la libertà, e quindi meritano il bollino ESG.

Un altro trucco è il dual use, cioè mascherare un’Azienda che produce armi col fatto che essa produce anche e soprattutto prodotti per il progresso della società: se l’Azienda produce, ad esempio, diagnostica medica oppure semplicemente se aumenta l’occupazione, diventa possibile l’assegnazione del bollino ESG diventa d’obbligo e il cliente della Banca viene menato per il naso.

Che cosa lo sprovveduto cittadino può fare per capire se gli operatori finanziari lo stanno imbrogliando proponendogli un fondo d’investimento occultamente legato alla spesa militare?

Deve leggere i documenti ufficiali del fondo e verificare la presenza di rigidi criteri di esclusione etica.

Ecco i passi concreti perché tu, da cliente, verifichi l’esistenza di questo rischio che l’operatore finanziario della tua Banca può minimizzare:

1. ogni fondo finanziario ha un documento ufficiale chiamato KID (Documento contenente le informazioni chiave) e un Prospetto Informativo; cerca la politica d’investimento del fondo e trova la sezione dedicata ai criteri di screening o di esclusione; verifica se è scritto esplicitamente che il fondo dichiara di escludere le aziende che producono o distribuiscono armi (armi leggere, armi nucleari, bombe a grappolo o sistemi di difesa);

2. ma non basta: controlla l’etichetta ESG (Ambiente, Socialità e Governance), che dovrebbero tener conto dei temi etici (ma abbiamo visto i trucchi dei fondi per spacciare come etico ciò che etico non è); controlla anche l’etichetta SRI(Investimento Sostenibile e Responsabile): questi fondi adottano politiche etiche molto più rigide e di solito – ma solo di solito - escludono del tutto il comparto militare e della difesa; devi dunque leggere sempre tutto nel dettaglio per non essere raggirato;

3. esamina la lista dei titoli in portafoglio (holdings): nel rendiconto periodico del fondo trovi l’elenco delle aziende in cui investe e verifica che non siano presenti grandi aziende del settore bellico o aerospaziale (come Leonardo, Lockheed Martin, BAE Systems o Thales); molti fondi usano soglie di tolleranza (ad esempio, escludono aziende con più del 5% del fatturato proveniente da armi); se cerchi l’esclusione totale, il limite deve essere pari allo 0%.

4. chiedi al tuo consulente o alla banca una dichiarazione scritta che attesti che il fondo proposto non possiede azioni o obbligazioni legate alla difesa o agli armamenti.

Ma se non vuoi tutta questa burocrazia e se la tua Banca non è stata finora limpida nei suoi consigli per gli acquisti illustrandoti con onestà i dettagli dell’operazione proposta, valuta di rivolgerti a banche o istituti specializzati unicamente in finanza etica e sostenibile.

Ci si può fidare delle banche etiche perché i dati dimostrano che sono spesso più solide, resilienti e trasparenti rispetto alle banche tradizionali. I rapporti di ricerca sulla finanza etica in Europa mostrano che queste banche hanno resistito molto bene alle crisi finanziarie (come quella del 2007-2008) grazie a un minor ricorso alla speculazione e a un forte legame con l’economia reale. Come tutte le banche operanti in Italia e in Europa, sono, inoltre, sottoposte alla vigilanza degli organi di controllo finanziario (Bankitalia e BCE), garantendo la sicurezza dei depositi (ad esempio tramite il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro).

La prima e unica banca italiana interamente dedicata alla finanza etica è la Banca Popolare Etica (nota come Banca Etica): è nata nel 1999, opera nel rispetto rigoroso di criteri sociali e ambientali, finanziando economia reale, cooperative, terzo settore e ambiente. Ha indici di solidità patrimoniale molto elevati (come il Tier 1 ratio, che non ti sto qui a spiegare, perché troppo complicato) e un modello di business incentrato sulla trasparenza totale (pubblica l’elenco di tutti i finanziamenti concessi).

Sulla scorta di questi dati, è il caso di pretendere dalla propria Banca la dichiarazione scritta, che ho illustrato al punto 4, e, in caso di rifiuto della Banca, trasferire i propri risparmi a Banca etica?

Adolfo Santoro

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