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Sabato 29 Agosto 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

I disastri imprevedibili causati dal riscaldamento globale

di Adolfo Santoro - Sabato 29 Agosto 2026 ore 07:00

Il disastro improvviso che ha colpito la regione himalayana tra il Nepal e il Tibet (lungo i corridoi dei fiumi Lhende Khola, Bhote Koshi e Trishuli) affonda le sue radici in una combinazione letale di fattori geomorfologici e climatici.

La causa scatenante primaria è stata l’improvviso cedimento di un’enorme sezione di un ghiacciaio (larga circa 600 metri, lunga circa 400 metri, profonda quasi 50 metri e con almeno 10 milioni di metri cubi di ghiaccio partiti da 5.100 metri e precipitati per circa 1.400 metri) situato sulle alture dell’Himalaya (nel Parco Nazionale di Langtang). I geologi chiamano il fenomenoGlof (Glacial Lake Outburst Flood) ed è un fenomeno improvviso ed estremamente distruttivo che si verifica attraverso una concomitanza di fattori. A provocarlo è un evento scatenante in grado di coinvolgere rapidamente un grosso quantitativo d’acqua, creando un’onda di piena con capacità erosive molto importanti e capace di trasportare detriti e blocchi di notevoli dimensioni. La massa di ghiaccio e roccia, precipitata a valle con una violenza tale da generare un tremore sismico percepito dai sismografi come un terremoto di magnitudo superiore a 5.2, ha sbarrato temporaneamente il corso dei fiumi.

Il materiale franato ha creato una diga naturale che, cedendo sotto l’enorme pressione dell’acqua accumulata, ha liberato un’onda di fango, detriti e acqua devastante. I dati idrologici indicano che il livello dei fiumi è salito bruscamente di metri in pochissimi minuti, cogliendo di sorpresa villaggi, infrastrutture e aree turistiche.

I climatologi e i geologi dell’area hanno collegato direttamente la fragilità crescente dei ghiacciai himalayani ai cambiamenti climatici causati dall’uomo. Le temperature in aumento accelerano la fusione e destabilizzano i versanti montani, raddoppiando i tassi di perdita di ghiaccio rispetto ai decenni precedenti e rendendo questi eventi di una violenza inaudita sempre più frequenti.

La conformazione morfologica della regione, caratterizzata da valli strette e ripidi pendii, amplifica esponenzialmente la distruttività di simili valanghe di roccia e acqua, lasciando pochissimo margine di tempo per i sistemi di allerta precoce in aree densamente frequentate da residenti, pellegrini ed escursionisti. Ma il Glof è un fenomeno che si è già verificato, ma senza conseguenze disastrose, in altre regioni del sud-est asiatico e nelle Alpi.

Lo sgretolamento delle montagne – causato dalla combinazione di erosione accelerata, fusione del permafrost e collassi di ghiaccio e roccia – innesca una serie di conseguenze a catena dirompenti, sia a livello locale che su scala macroregionale.

Quando enormi masse di roccia e ghiaccio precipitano a valle, l’impatto trasforma i detriti in colate di fango liquide che si muovono a velocità elevatissime. Questi eventi distruggono istantaneamente villaggi, ponti, strade e infrastrutture critiche (come le centrali idroelettriche nei corridoi fluviali), non lasciando scampo a chi si trova sul percorso.

I detriti franati sbarrano temporaneamente i corsi d’acqua, creando dighe naturali instabili. Quando la pressione dell’acqua accumulata rompe questi sbarramenti, si liberano onde di piena violentissime, i Flash Floods, che possono devastare valli intere anche a decine o centinaia di chilometri di distanza dal punto di distacco iniziale.

La perdita costante di copertura glaciale e il franamento dei versanti spogliano le montagne della loro stabilità strutturale. Il terreno fertile viene eroso e trascinato a valle, riducendo drasticamente la capacità dei pendii di sostenere la vegetazione e desertificando o impoverendo i terreni agricoli montani.

Intere regioni asiatiche dipendono dai fiumi himalayani, la torre d’acqua dell’Asia, per l’irrigazione e l’acqua potabile. L’instabilità strutturale e la rapida scomparsa dei ghiacciai compromettono la regolarità del flusso dei fiumi, alternando periodi di siccità estrema a inondazioni improvvise e danneggiando i bacini idroelettrici fondamentali per l’economia locale.

La distruzione delle uniche vie di comunicazione (strade, sentieri di valico e ponti) taglia fuori intere comunità e aree di valico (frequentate da residenti, pellegrini ed escursionisti), rendendo estremamente difficili e pericolosi i soccorsi e la gestione delle emergenze sanitarie.

Riflettiamo sugli effetti a distanza nello spazio e nel tempo.

Lo sgretolamento progressivo e il collasso dei versanti montani — guidati dal riscaldamento globale e dal disgelo del permafrost — innescano una drammatica reazione a catena che va ben oltre il disastro locale, toccando equilibri ambientali e umani profondi.

La perdita di stabilità delle montagne altera radicalmente i regimi fluviali. Nel breve termine si assiste a piene devastanti e inondazioni improvvise, mentre a lungo termine la scomparsa dei ghiacciai e il dissesto dei bacini riducono la regolarità delle risorse idriche. Centinaia di milioni di persone in Asia che dipendono dai grandi fiumi dell’Himalaya per l’agricoltura rischiano gravi crisi idriche.

Le valli montane ospitano spesso impianti idroelettrici cruciali per l’economia di paesi in via di sviluppo come il Nepal, oltre a strade, sentieri e ponti essenziali. Frane e colate detritiche spazzano via queste opere, isolando intere comunità per mesi e bloccando i piani di transizione energetica.

Interi villaggi storici diventano improvvisamente inabitabili. Le comunità montane, che custodiscono culture millenarie profondamente radicate in quei paesaggi, sono costrette a fuggire verso le aree urbane pianeggianti, affrontando la perdita della propria terra e della propria identità.

Il trekking e l’alpinismo sono motori economici vitali. La distruzione dei sentieri, l’aumento del rischio in stagioni tradizionalmente sicure e la percezione di pericolo costante riducono i flussi turistici, impoverendo famiglie che dipendono interamente da questo settore.

Andando ancora più in là nel corso dei secoli, si può pensare che il Glof potrebbe facilitare lo sgretolamento di tutte le montagne del mondo riducendo la Terra a un paesaggio lunare

Questo disastro potrebbe l’ennesimo campanello d’allarme che la Natura segnala all’uomo?

Il riscaldamento globale innesca una serie di reazioni a catena che vanno ben oltre le classiche ondate di calore o lo scioglimento dei ghiacci, dando vita a fenomeni complessi e spesso sottovalutati.

Ecco quali sono i cinque possibili disastri che minacciano la vita dell’uomo sulla Terra, ordinati secondo la stima della probabilità che avvengano entro questo secolo:

1) sprofondamento del terreno per termo-erosione (thermokarst): nelle regioni artiche, il disgelo del terreno ghiacciato fa collassare la superficie terrestre, inghiottendo strade, oleodotti, edifici e interi insediamenti umani, oltre a rilasciare enormi volumi di anidride carbonica accumulata nel terreno vegetale fossile; la probabilità è del 90-100%: già sono ampiamente in corso nell’Artico con tassi crescenti;

2) crollo della disponibilità di ossigeno negli oceani (ocean deoxygenation): l’acqua più calda trattiene meno ossigeno disciolto; in combinazione con l’agricoltura intensiva che riversa nutrienti in mare, si formano vaste zone morte oceaniche anossiche, capaci di decimare la fauna marina e collassare intere reti alimentari marine in tempi rapidi; la probabilità è dell’85-95%: è già in atto e le zone morte oceaniche si stanno espandendo stabilmente;

3) risveglio di agenti patogeni millenari (zombie virus): lo scongelamento del permafrost in Siberia, Alaska e nelle regioni artiche rilascia batteri e virus rimasti intrappolati e congelati per migliaia o milioni di anni; gli immunologi temono la liberazione di ceppi microbici verso i quali gli ecosistemi attuali e l'uomo non hanno difese immunitarie; la probabilità è del 70-90%: rilasci locali sono stati documentati, il rischio pandemico è medio-basso;

4) inversione o collasso delle correnti oceaniche (AMOC): il massiccio afflusso di acqua dolce derivante dalla fusione della calotta glaciale della Groenlandia rischia di bloccare la circolazione termo-salina atlantica; la probabilità è del 30-50% e il rischio consiste nei punti di non ritorno (tipping points), che sono in forte aumento secondo gli ultimi modelli oceanografici; questo evento potrebbe alterare drasticamente i regimi climatici globali, causando inverni glaciali in Europa occidentale e siccità estreme nei tropici;

5) rilascio massiccio di metano dai fondali marini (clathrate gun hypothesis): l’innalzamento della temperatura degli oceani destabilizza il ghiaccio di metano (clatrati di metano) presenti nei sedimenti oceanici profondi; il loro scioglimento improvviso libera enormi quantità di metano — un gas serra potentissimo — nell’atmosfera, accelerando ulteriormente il riscaldamento globale in un circolo vizioso incontrollabile.

Tra tutti gli scenari, il collasso della circolazione oceanica dell'Atlantico (AMOC) e la progressiva anossia degli oceani rappresentano le minacce più temibili per la stabilità della civiltà umana.

Il motivo non risiede solo nella grandezza dell’evento, ma nella sua natura di punto di non ritorno (tipping point). A differenza di un riscaldamento graduale a cui ci si può faticosamente adattare, un blocco dell’AMOC ridurrebbe le temperature in Europa occidentale di diversi gradi in pochi anni, distruggendo i raccolti e alterando i monsoni tropicali da cui dipendono miliardi di persone per l’agricoltura di sussistenza. Parallelamente, la morte biologica degli oceani per soffocamento chimico priverebbe improvvisamente il pianeta della sua principale fonte di proteine alimentari e di un fondamentale serbatoio di assorbimento del carbonio.

Questi fenomeni dimostrano come il sistema Terra non risponda in modo lineare agli stimoli: superata una certa soglia invisibile, i meccanismi di regolazione del clima smettono di attutire i colpi e iniziano ad amplificarli in autonomia.

Quali misure di adattamento locale possono realisticamente proteggere le comunità più esposte a questi mutamenti su scala globale?

Il risveglio etico, il consumo essenziale e l’uscita totale dai combustibili fossili rappresentano l’unica via d'uscita strutturale dai punti di non ritorno climatici.

Mettere in pratica questa visione richiede di smantellare il dogma della crescita infinita e di riorientare l’economia globale verso la sufficienza ecologica piuttosto che sull’accumulo materiale. Quando scegliamo la sobrietà nei consumi e pretendiamo l’azzeramento delle fonti fossili, colpiamo direttamente la radice sistemica del riscaldamento globale, riducendo la pressione sugli oceani, rallentando il collasso dei ghiacciai e disinnescando i peggiori scenari futuri.

Adolfo Santoro

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